Le tre scadenze del 12 agosto 2026
► PFAS negli imballaggi a contatto con alimenti. Tre soglie: 25 ppb per il singolo PFAS, 250 ppb per la somma (polimerici esclusi in entrambi i casi), 50 ppm per i PFAS totali con il fluoro totale come indicatore di screening. Nessun periodo transitorio: le scorte pre-esistenti non sono salve.
► Metalli pesanti. La somma di piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente non può superare 100 mg/kg. Vale per tutti gli imballaggi, non solo per quelli alimentari.
► Riciclabilità e riutilizzo, dove applicabile, con documentazione a supporto.
Poi il calendario prosegue: etichettatura armonizzata, target di riduzione e reuse & refill nel 2028; criteri di riciclabilità per classi definite, divieto della plastica monouso, materie prime a base biologica e quote minime di riciclato nel 2030.
Non è (solo) un problema di packaging
Ridurre il PPWR a un tema di reparto R&D o acquisti è l'errore strategico più costoso. Sul piano operativo obbliga a rivedere sviluppo prodotto, produzione, logistica e gestione degli scarti - un imballaggio non conforme può portare al ritiro del bene che contiene, non solo dell'imballaggio.
Sul piano supply chain cambia la geografia dei fornitori: aumenta il peso di chi sa fornire dati tecnici certificati.
Sul piano reputazionale e sanzionatorio le autorità nazionali possono imporre azioni correttive e sanzioni "efficaci, proporzionate e dissuasive".
Ma il punto vero è un altro. Chi si sta muovendo per tempo si sta accorgendo che la conformità apre uno spazio strategico: meno emissioni, meno consumo di risorse, contributo alla decarbonizzazione, efficienza materiale e logistica, innovazione, reputazione, vantaggio competitivo. Chi arriva prima detta le regole del mercato.
Un approccio graduale
Fase 1 - Compliance (breve termine). Analisi dell'applicabilità e gap assessment sugli obblighi in vigore dal 12 agosto: mappatura di packaging, flussi e ruoli, focus su PFAS, metalli pesanti, riciclabilità.
Fase 2 - Strategia (medio termine). Estensione dell'analisi alle scadenze successive, piano d'azione su R&D, procurement, materiali, dati di filiera, produzione, logistica.
Fase 3 - Monitoraggio (lungo termine). Sistemi IT per la gestione continua della conformità e aggiornamento alla luce degli atti delegati che la Commissione continuerà a emanare.
Un elemento da non sottovalutare: il PPWR dialoga con la Direttiva rifiuti, con REACH, CLP, POPs e MOCA per la sicurezza chimica, con la Empowering Consumers Directive per i claim ambientali, con la CS3D per la governance della filiera e con l'EUDR per la tracciabilità del dato. Trattarlo come un dossier isolato significa lasciare sul tavolo sinergie preziose.
Cosa fare adesso
A meno di 30 giorni dalla prima scadenza, la domanda non è più "il PPWR mi riguarda?" ma "so esattamente dove sono i miei gap e ho un piano per chiuderli?". Se la risposta non è chiara, il momento di iniziare non è domani.
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