Perché l’Europa interviene sulla gestione degli invenduti
Ogni anno in Europa una quota significativa dei prodotti tessili invenduti viene eliminata prima ancora di essere utilizzata. Secondo le stime della Commissione europea, tra il 4% e il 9% dei prodotti tessili invenduti viene distrutto, generando circa 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂. Una pratica che comporta non solo un impatto ambientale rilevante, ma anche uno spreco di materie prime, energia e risorse impiegate nella produzione. Con l’ESPR, l’Unione europea introduce quindi un cambio di paradigma: i prodotti non devono più essere considerati come beni da eliminare al termine del ciclo commerciale, ma come risorse da mantenere in uso il più a lungo possibile.
Cosa cambia per le aziende del settore tessile
Le imprese interessate dovranno rivedere le proprie modalità di gestione degli stock e degli invenduti, privilegiando soluzioni alternative alla distruzione.
In particolare, sarà necessario:
- mantenere i prodotti in uso attraverso la vendita, la redistribuzione o la donazione;
- favorire il riutilizzo e il riciclo dei materiali;
- adottare processi di recupero e valorizzazione dei prodotti non venduti;
- comunicare informazioni sui prodotti invenduti destinati allo smaltimento.
La distruzione sarà consentita solo in circostanze specifiche, ad esempio quando i prodotti presentano rischi per la sicurezza, sono danneggiati o non possono essere recuperati secondo i principi della gerarchia europea dei rifiuti.
Un obbligo che anticipa una trasformazione più ampia
Le nuove regole si applicano inizialmente alle Grandi Imprese del settore tessile, mentre per le medie imprese l’adeguamento è previsto entro luglio 2030. La normativa rappresenta una delle prime applicazioni concrete dell’ESPR e anticipa un’evoluzione più ampia del mercato europeo: la sostenibilità non riguarda più soltanto il prodotto finale, ma coinvolge l’intera catena del valore, dalla progettazione alla produzione, dalla gestione delle scorte alla fine vita.
Per le aziende della moda, questo significa integrare sempre più principi di economia circolare nei propri processi, con impatti su organizzazione, supply chain, gestione delle risorse e strategie ESG.
La sfida non è quindi soltanto rispettare un nuovo obbligo normativo, ma trasformare la sostenibilità in un elemento di innovazione e competitività.
Fonte: Commissione europea – Regolamento (UE) 2024/1781 (ESPR) | Il Sole 24 Ore